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Ciò che non ci sarà mai tolto

[Funerale Lucia Crüzer, Stampa, 22 dicembre 2007]

 

Non parole di circostanza

 

Il compito di portare un messaggio rilevante e non banale ad una comunità in lutto per la scomparsa di una giovane donna, soprattutto portare un messaggio rilevante e non banale ai suoi cari, afflitti per la sua morte prematura, è indubbiamente cosa difficile.

 

Per un cristiano, però, la cosa migliore da fare anche in casi come questi è chiedersi che cosa avrebbe detto e soprattutto che cosa avrebbe fatto Gesù, il suo Maestro, Signore e Salvatore.

 

Questo non è difficile scoprirlo. Gesù si muoveva - lo sappiamo dai vangeli - in una società piena di persone afflitte da problemi e situazioni negative di ogni genere, persone malate, oppresse, in lutto... Che cosa faceva Gesù nei loro riguardi? Andava loro incontro con amore, profonda compassione e solidarietà pratica. Egli si interessava di loro e interveniva nella loro vita più di guanto chiunque altro avrebbe fatto e, soprattutto, proprio quando altri li avrebbero egoisticamente ignorati. Con tutti coloro che sono oggi in lutto vogliamo proprio fare questo: essere loro accanto con profonda partecipazione, amore e solidarietà.

 

Quelle di Gesù non erano parole vuote e di circostanza, come non voglio che siano queste mie. Ecco perché molti, nelle loro afflizioni, avendo sentito parlare di Gesù, Lo volevano incontrare per udirlo e per essere partecipi di quanto Dio operava tramite Lui. Anche se Gesù non è più fisicamente fra di noi. è lo stesso ancora oggi per chiunque giunge a conoscerlo attraverso le Sacre Scritture ed affida a Lui la sua vita. Tramite Gesù, infatti, uomini e donne conoscono il Dio vero e vivente si riconciliano con Lui ed instaurano Lon Lui quella personale comunione per la quale siamo stati originalmente creati. Con Gesù, uomini e donne impara a rapportarsi con gli altri con lo stesso Suo spirito.

 

Gesù e Lazzaro

 

Diversi sono i casi menzionati nei vangeli, dove Gesù manifesta profonda partecipazione per la sorte umana. Uno di questi è quando Gesù apprende della prematura morte dell'amico Lazzaro. Desidero leggervi il racconto che ne parla, dal capitolo 11 del vangelo secondo Giovanni, dal versetto 11 al versetto 44.

11 Poi disse ancora: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a risvegliarlo».

12 I discepoli gli dissero: «Signore, se si è addormentato, guarirà».

13 Ma Gesù parlava della morte di Lazzaro; essi invece pensavano che parlasse del sonno.

14 Allora Gesù disse chiaramente: «Lazzaro è morto;

15 sono contento per voi che non eravamo là, così crederete. Andiamo da lui!».

16 Tommaso, soprannominato Gemello, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi, a morire con lui!».

17 Betània era un villaggio distante circa tre chilometri da Gerusalemme:

18 quando vi giunse Gesù, Lazzaro era nella tomba da quattro giorni.

19 Molta gente era andata a trovare Marta e Maria per confortarle dopo la morte del fratello.

20 Quando Marta sentì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece rimase in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu eri qui, mio fratello non moriva!

22 E anche ora so che Dio ascolterà tutto quello che tu gli domandi».

23 Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

24 Marta rispose: «Sì, lo so; nell'ultimo giorno risorgerà anche lui».

25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà;

26 anzi, chi vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo?».

27 Marta gli disse: «Signore, sì! Io credo che tu sei il Messia, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

28 Detto questo, Marta uscì e chiamò di nascosto Maria, sua sorella: «Il Maestro è qui e ti chiama».

29 Appena Maria lo seppe, si alzò e andò da lui.

30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava anche là dove Marta gli era andata incontro.

31 La gente che era in casa a confortare Maria la vide uscire: pensarono che andava a piangere sulla tomba di Lazzaro e la seguirono.

32 Maria giunse dove era Gesù, e lo vide. Allora si inginocchiò ai suoi piedi e disse: «Signore, se tu eri qui, mio fratello non moriva».

33 Quando Gesù vide Maria che piangeva, e vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, fu scosso dalla tristezza e dall'emozione.

34 Gesù domandò: «Dove l'avete sepolto?». Risposero: «Signore, vieni a vedere».

35 Gesù si mise a piangere.

36 Allora la gente disse: «Guarda come gli voleva bene!».

37 Ma alcuni di loro dissero: «Lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva fare in modo che Lazzaro non morisse?».

38 Allora Gesù ebbe un nuovo fremito di tristezza. Poi giunse alla tomba. Era scavata nella roccia e chiusa con una pietra.

39 Gesù disse: «Togliete la pietra!». Marta, sorella del morto, osservò: «Signore, da quattro giorni è lì dentro; ormai puzza!».

40 Gesù replicò: «Non ti ho detto che se credi vedrai la gloriosa potenza di Dio?».

41 Allora spostarono la pietra. Gesù alzò lo sguardo al cielo e disse: «Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato.

42 Lo sapevo, che mi ascolti sempre. Ma ho parlato così per la gente che sta qui attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

43 Subito dopo gridò con voce forte: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Il morto uscì con i piedi e le mani avvolti nelle bende e con il viso coperto da un lenzuolo. Gesù disse: «Liberatelo e lasciatelo andare».

 

 La profonda partecipazione di Gesù

 

"Gesù fu scosso dalla tristezza e dall'emozione", dice il testo, "Gesù si mise a piangere". Gesù comprendeva la condizione ed i sentimenti della famiglia di Lazzaro e vi partecipava intensamwente. Dio, in Gesù, comprende e partecipa intensamente alla tristezza della condizione umana. Interviene e così insegna a fare ai Suoi discepoli.

 

Cerco, anche oggi qualcuno potrebbe ancora dire: "Lui che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva fare in modo che Lazzaro non morisse?". Gesù, però, non voleva altro che lasciare un segno della Sua identità e del Suo potere, un segno del mondo nuovo che Dio creerà e che comincia a manifestarsi in chiunque accoglie con fiducia la persona e l'opera di Gesù.

 

Quella risurrezione non era che ur'anticipazíone, una primizia della nuova creazione che seguirà all'attuale ordine delle cose. Oggi noi non possiamo ripetere quei miracoli di Gesù. Raramente Dio oggi compie simili miracoli, e per questo c'è un motivo. Noi possiamo Però manifestare concretamente il Suo amore in attesa della nuova creazione.

 

Gesù, per Lazzaro, risuscitandolo, aveva compiuto un atto unico nel suo genere. Lazzaro sarebbe comunque, a suo tempo, morto, inoltre Gesù non ha risuscitato tutti come non ha guarito tutti i malati che incontrava. Avrebbe potuto certo fare di più, ma non l'ha fatto. Anche oggi molti potrebbero dire: "Perché Dio non è intervenuto nel caso di ... perché ha permesso che quella tale persona morisse, che pure era persona buona e giusta?". Perché l'ordine delle cose nel quale ci troviamo è questo. Dio è giusto e certo non sovverte arbitrariamente l'ordinamento morale di questa realtà. La sofferenza e la morte che viviamo a tutti i livelli è il risultato collettivo della nostra ostinata volontà a fare a meno di Dio, della nostra comune ribellione a Lui, della nostra negligenza per le leggi buone e giuste che Dio ha stabilito per l'umanità e nei tutti ne subiamo le conseguenze e siamo complici. E' quello che la Bibbia descrive come il risultato del nostro peccato collettivo. La Bibbia dice: "Infatti il salario dei peccato è la morte" (Romani 6:23).

 

Già e non ancora

 

Neanche ii migliore fra di noi può pensare di essere dalla comune condizione di morte in cui ci troviamo. Abbiamo però molti motivi di speranza. Le conseguenze della condizione morale e spirituale di questo mondo non le possiamo evitare. Ci siamo tutti dentro, nessuno escluso.

 

Possiamo però abbracciare oggi la Persona e l'opera di Gesù Cristo Questo cambia il nostro presente ed il nostro destino eterno. Ci fa vivere in modo sensato, costruttivo, buono e giusto. Ci fa vivere aspirando ad avere lo stesso amore concreto di Gesù e sulla base degli stessi principi. Possiamo vivere e morire con forza, dignità e speranza che questa situazione sarà superata. Possiamo avere la certezza che un giorno parteciperemo alla nuova creazione, non perché ce lo meritiamo, ma per la grazia che Dio ci offre nell'Evangelo che abbiamo accolto con la fede in Cristo ed il ravvedimento da tutto ciò che Dio considera peccato.

 

Tre cose importanti

 

Di fronte a quanto accade in questo mondo e che spesso ci tocca personalmente in modo drammatico, quale può e deve essere la nostra prospettiva quando, come cristiani, guardiamo le cose con gli occhi di Gesù. Sono importanti diverse cose.

 

1. Noi viviamo in questo mondo all'insegna della morte. E' inutile cercare di negarlo o di "non pensarci", come vorrebbe fare qualcuno. Dobbiamo vivere e morire con dignità e con senso ci responsabilità avvalendoci di tutte le risorse che Dio ci mette a disposizio affrontare questa situazione. Dobbiamo pensare alla morte e prepararci alla morte. La Bibbia ci dice perché essa esiste (insieme a tutto il male di questo mondo) e anc:ie "quando stiamo bene" conoscere ed utilizzare tutto ciò che Dio, nella Sua grazia, ci mette a disposizione in Cristo. Dio ci indica, nella Sua Parola scritta quale dev'essere il nostro atteggiamento nel vivere. "Insegnaci dunque a contare [bene] i nostri giorni, per ottenere un cuore savio" (Salmo 90:12); "E ora a voi che dite: «Oggi o domani andremo nella tale città, e vi dimoreremo un anno, commerceremo e guadagneremo», mentre non sapete ciò che accadrà l'indomani. Cos'è infatti la vostra vita? In ver«à essa è un vapore che appare per un po' di tempo, e poi svanisce. Dovreste invece dire: «Se piace al Signore e se saremo in vita, noi faremo questo o quello»" (Giacomo 4:13-15). La persona responsabile vive nella prospettiva di Dio.

 

2. In secondo luogo, di fronte alle tragedie che possono anche avvenire nella nostra vita dobbiamo fare come il personaggio biblico di Giobbe. "Quest'uomo era integro e retto, temeva DIO e fuggiva il male" (Giobbe 1:1). Nonostante questo, gli muoiono tutti i suoi figli, perde i suoi beni, perde la salute, epoure mai esce dalla sua bocca alcuna accusa verso Dio. "Giobbe si alzò, si stracciò il suo maniello e si rase il capo; poi cadde a terra e adorò, e disse: «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L'Eterno ha dato e l'Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell'Eterno». In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia" (Giobbe 1:22-24). La sua fede rimane inalterata (non dipende da ciò che riceve o non riceve da Dio). Riconosce il diritto di Dio di fare ciò che Egli ritiene meglio. Addirittura "...sua moglie gli disse: «Rimani ancora fermo nella tua integrità? Maledici DIO e muori!». Ma egli disse a lei: «Tu parli come parlerebbe una donna insensata. Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?». In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra" (Giobbe 2:9,10).

 

3. Due cose che non ci verranno mai tolte. In terzo luogo, di fronte alla sofferenza ed alla morte, di fronte a ciò che c'è e poi improvvisamente scompare, vi sono due cose che rimangono inalterate ed alle quali ci dobbiamo aggrappare con tutte le nostre forze.

 

a. Nel mondo vi sono mille cosiddetti déi e mille cosiddetti salvatori. Noi non ci lasciamo confondere ed intimorire da tutto questo, né diciamo che uno vale l'altro. Ci teniamo ostinatamente stretti a Gesù Cristo, Colui che disse (e dimostrò di essere): "Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; anzi, chi vive e crede in me non morirà mai". Gesù è il Salvatore a cui dobbiamo tenerci stretti sempre. Quand'anche molti abbandonassero Cristo Egli rimane la roccia su cui poggiamo stabilmente i piedi. `Allora Gesù disse ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». E Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:67,68). Gesù non ci potrà mai essere tolto. Egli è l'amico migliore e più fidato, il nostro potente Signore e Salvatore.

 

b. C'è anche qualcos'altro, però che "rimane" come valore inalterabile e che non potrà esserci tolto: l'amore che abbiamo l'uno per l'altro. Dice la Scrittura: "Noi sappiamo d: essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte" (1 Giovanni 3:14). L'amore pratico, perseverante, diligente, ecco ciò che conta e ciò che rimarrà. L'amore non è mai sprecato, ma produce nel tempo e nell'eternità. L'amore è paziente, è benigno;

l'amore non invidia, ncn si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non viene mai meno, ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita, perché conosciamo in parte e profetizziamo in parte. ` (... ) Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto. Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l'amore"(1 Corinzi 13).

 

 

Nessuno che si sia mai aggrappato a ciò che è veramente stabile nell'universo e che abbia vissuto nel presente nella prospettiva del Signore e Salvatore Gesù Cristo non è mai stato deluso. Non è stato esonerato dalle sofferenze, ma ha saputo viverle con forza, coraggio e speranza, in attesaa della nuova creazione anticipando, con il suo amore, in imitazione di Cristo, ciò che verrà. Che così possa essere per ciascuno di voi.

 


 

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