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pr071209Tutto in ordine alla revisione dei conti? Predicazione del past. Paolo Castellina del 9 dicembre 2007 [Canti per il culto: 52, 182, 271, 340 o 339]
La necessità dell'autocritica
Nell'ambito della fede cristiana si parla, a livello individuale, di esame di coscienza e di confessione di peccato, quando il credente si confronta con il metro morale e spirituale della Parola di Dio. Quello che, però, spesso si trascura, è la necessità che un'intera chiesa esamini attentamente sé stessa e faccia autocritica quando, verificando sé stessa alla luce della Parola di Dio, riconosce i propri errori e fallimenti e ne fa ammenda. La Bibbia afferma: “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati” (2 Corinzi 13:5).
Sia a livello individuale che collettivo l'autocritica oggi non è particolarmente gradita e praticata, eppure è essenziale. A differenza, infatti, di quanto comunemente si pensa oggi, dove “tutto è lo stesso” e “tutto fa brodo”, “tutto va bene” e “tutto è perdonato”, la Parola di Dio giudica, valuta, esamina a fondo l'operato delle chiese e dei cristiani, pronunciando il Suo verdetto di accettabilità o di non accettabilità.
La Parola di Dio, quando non è “convenientemente” addomesticata, è, infatti, una seria istanza critica sulla qualità del nostro operato come cristiani alla quale responsabilmente siamo chiamati a rispondere. La Parola di Dio mette giustamente in crisi le chiese ed i cristiani che “hanno orecchi per ascoltare”. Questo è salutare e necessario, a causa dell'influenza del peccato sulla nostra vita, che rovina ogni cosa. A differenza di quanto molto spesso avviene oggi quando i cristiani facilmente giustificano il loro operato ritenendosi “a posto”, la Parola di Dio ci esamina e ci valuta. Questa autocritica è particolarmente importante alla luce del promesso ritorno di Cristo. I cristiani sanno, o dovrebbero sapere, che quando il Signore ritornerà, “... metterà in luce le cose occulte delle tenebre e manifesterà i consigli dei cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio” (1 Corinzi 4:5).
Quale sarà il giudizio che il Signore Gesù, al Suo ritorno, emetterà sulla nostra chiesa o sul modo in cui siamo stati cristiani? Se oggi noi riusciamo sempre, in un modo o in un altro, a giustificare il nostro operato di fronte alle critiche che riceviamo, allora, davanti allo sguardo penetrante di Cristo, l'abilità verbale, la “lingua sciolta” non reggerà, perché “noi sappiamo che il giudizio di Dio è secondo verità” (Romani 2:2). “Poiché le vie dell'uomo stanno davanti agli occhi dell'Eterno, ed egli scruta tutti i suoi sentieri” (Proverbi 5:21).
Il giudizio avverrà secondo criteri certi ed oggettivi, quelli che Dio ha stabilito nella Sua Parola scritta. Il mondo incredulo e ribelle a Dio sarà da Lui giudicato oggettivamente. Anche la chiesa, però, sarà sottoposta ad un giudizio oggettivo, anzi, il giudizio comincerà proprio dalla “casa di Dio”! L'apostolo Pietro scrive: “Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all'evangelo di Dio?” (1 Pietro 4:17).
Ecco, perciò, la necessità – in vista del ritorno di Cristo – che noi esaminiamo noi stessi in modo critico e, prima che il Signore ci dica: “Tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante” (Daniele 5:27) prendiamo al più presto dei provvedimenti.
Un messaggio attuale
Il testo biblico scelto per la predicazione di questa domenica è tratto dal libro dell'Apocalisse, al capitolo 3 dal versetto 7 al 13.
Il libro dell'Apocalisse non parla solo di avvenimenti futuri, le cose che Dio gli ha concesso di vedere prima che accadano, ma si rivolge anche alla situazione concreta che vivono i cristiani nel presente. Questo testo, infatti, è uno degli specifici messaggi che l'apostolo Giovanni manda, da parte del Signore, a sette comunità cristiane dell'Asia minore. Egli valuta “le opere” di queste chiese, sia in bene che in male. Ne loda le virtù, raccomandando i cristiani la loro imitazione, perché, così facendo, il Signore è glorificato e ne avranno beneficio. Ne condanna, però, anche i lati riprensibili, degni di biasimo, ammonendo i cristiani a non fare altrettanto ed evitare così le inevitabili conseguenze negative.
Quel che Giovanni vede è anche la condizione spirituale delle chiese del suo tempo. Ci vuole, infatti, una speciale percezione spirituale per valutare come le cose stanno in una particolare chiesa, perché spesso la cosa ai diretti interessati sfugge! Quante volte, infatti, non si rendono conto di come stiano veramente le cose, anzi, spesso si ingannano sulla loro reale condizione. È incredibile quanto si possa talvolta essere ciechi sulla condizione della nostra chiesa... Tante volte, infatti, si preferisce “non vedere”, perché la cosa può indubbiamente tornarci comoda... Il profeta, quindi, che “vede” le cose e ce ne fa prendere coscienza, ha un compito molto importante per “chi ha orecchi” per udire! Giovanni rivolge sette messaggi agli “angeli” di sette chiese, cioè ai loro pastori e responsabili, perché è loro compito annunciare la verità alle loro comunità, affinché esse agiscano su quella base. Si tratta di comunità particolari che Giovanni conosceva, le quali vivono realtà particolari. Quanto loro dice, però, è un messaggio universale, perché quelle chiese sono per molti versi “tipiche”: riflettono caratteri e situazioni che si ripetono anche nel corso del tempo e che quindi riguardano il nostro presente. È per questo che quei messaggi rimangono validi per noi oggi.
La chiesa di Filadelfia
Ascoltiamo, così, quanto l'Apostolo dice, ispirato da Dio, alla chiesa di Filadelfia. Il linguaggio che usa è molto simbolico e poco familiare all'ascoltatore moderno. È perciò importante cercare di comprenderlo bene.
Sesta lettera: alla chiesa di Filadelfia. (7) “«E all'angelo della chiesa in Filadelfia scrivi: queste cose dice il Santo, il Verace, colui che ha la chiave di Davide, che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre. (8) Io conosco le tue opere; ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere, perché, nonostante tu abbia poca forza, hai custodito la mia parola e non hai rinnegato il mio nome. (9) Ecco, io ti consegno alcuni della sinagoga di Satana, che si dicono Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi e conosceranno che io ti ho amato. (10) Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch'io ti custodirò dall'ora della prova che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra. (11) Ecco, io vengo presto; tieni fermamente ciò che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona. (12) Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non uscirà mai più fuori; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome. (13) Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese” (Apocalisse 3:7-13).
La chiesa di Filadelfia, valutata dal Signore, che “conosce” le opere di ciascuno, si rivela davvero esemplare. Il suo bilancio è positivo e il Signore glielo riconosce. È sempre importante, infatti, incoraggiare chi fa bene con la nostra sincera lode. La chiesa di Filadelfia non ha rinnegato la vocazione che Dio le ha rivolto e fedelmente pratica ciò che Cristo insegna.
Questa chiesa egli la mette in contrasto con quelle chiese che lo sono solo di nome e che la Scrittura riprende severamente. Nella lettera a Tito, per esempio, al riguardo di alcuni credenti del suo tempo, l'apostolo Paolo scrive: “Essi fanno professione di conoscere Dio, ma lo rinnegano con le opere, essendo abominevoli, disubbidienti, e incapaci di ogni opera buona” (Tito 1:16), cioè, “...dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti” (TILC) e non fanno ciò che è buono e gradito al Signore.
Iddio promette alla chiesa di Filadelfia protezione durante un tempo di dure prove. Inoltre la incoraggia a “tenere duro”, a rimanere fedele, affinché non sia squalificata ed eventualmente messa da parte dal Signore stesso in quanto a Lui disutile, perché questo può succedere ed è successo a molte chiese. Il Signore, infatti, abbandona quelle chiese che non Gli sono fedeli, le rende sterili e possono anche, per questo, estinguersi. Egli non le benedice e così non prosperano. Gesù disse: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null'altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini” (Matteo 5:13).
Ecco così che una lezione importante che noi apprendiamo da una chiesa come Filadelfia, è che non tutte le chiese che si definiscono tali sono necessariamente accettabili per il Signore, degne della Sua lode. Cinque fra quelle a cui si rivolge l'Apostolo hanno difetti tali da pregiudicarne seriamente l'accettabilità. Il Signore qui loda e raccomanda solo le chiese di Smirne e di Filadelfia. La chiesa di Efeso aveva abbandonato “il suo primo amore”, non era più, cioè, zelante come un tempo. La chiesa di Pergamo tollerava insegnamenti non biblici, eretici. La chiesa di Tiatira dava retta ad un'ingannevole profetessa. La chiesa di Sardi aveva solo la nomea di vivere, in realtà era spiritualmente morta. La chiesa di Filadelfia, però, si era diligentemente attenuta alla Parola di Dio e le sue opere non avevano mai contraddetto e rinnegato il nome di Cristo. I cristiani di Filadelfia sono esortati a perseverare con forza e così non perderanno certo il loro premio.
Le lodi di Cristo
Che cosa dice, in particolare, il Signore Gesù alla chiesa di Filadelfia quando ne esamina l'operato e lo trova lodevole? Consideriamone alcuni tratti.
Poca forza, ma... In primo luogo Cristo ammette che: “Tu hai poca forza” (8). La chiesa di Filadelfia era piccola e apparentemente insignificante, era solo un piccolo gruppo di cristiani in una città che, come molte altre del suo circondario giacevano nel paganesimo. Non si tratta di un titolo di demerito! Questa comunità cristiana aveva “poca forza” numerica, poteva godere di risorse limitate, ma possedeva la forza necessaria per compiere la volontà del Signore in quella città. Vi sono chiese oggi che vantano grandi numeri e risorse. Dal punto di vista umano sono “chiese di successo” ed ammirate. Spesso hanno programmi ambiziosi, ma – chiediamoci - sono davvero fedeli al loro Signore? Non necessariamente. L'apparenza esteriore non deve ingannare. La Parola di Dio mette in maggiore rilievo quanto sia importante per una chiesa l'insegnamento coerente e costante di tutto il consiglio di Dio rivelato nelle Sacre Scritture. L'apostolo Paolo scrive: “...poiché io non mi sono tratto indietro dall'annunziarvi tutto il consiglio di Dio” (Atti 20:27), cioè tutta la volontà rivelata di Dio. Questo è un serio ammonimento alle chiese presuntuose, ma un grande incoraggiamento a quelle chiese fedeli che non sono numerose, impressionanti o influenti agli occhi della società, ma che cercano di essere fedeli e pure verso il Signore e la Sua Parola.
Una chiesa fedele. Cristo loda questi credenti per la loro fedeltà alla Sua Parola, Non solo essi possiedono poca forza, ma anche, dice loro, “hai custodito la mia Parola” (8 b), l'hai presa sul serio e hai ubbidito ad essa fiduciosamente. Questo denota l'adesione di questa chiesa alla sana dottrina e l'ubbidienza ad essa. Essi ubbidivano la chiaro insegnamento della Parola di Dio e respingevano ogni compromesso che la pregiudicasse.
Non hanno rinnegato il nome di Cristo. Cristo, poi, raccomanda i credenti di Filadelfia per non aver rinnegato il Suo Nome: “ non hai rinnegato il mio nome” (8 c). Questo denota l'atteggiamento interiore del credente: vero amore per Cristo e forte motivazione, determinazione a servire la Sua causa. Non solo essi si rifiutavano di rinunciare alla propria fede quando sarebbe stato per loro più facile farlo per evitare conflitti e persecuzioni, ma anche essi lavoravano per il Signore con le giuste motivazioni. Questa chiesa, come il Signore dice ad un'altra di queste comunità, “non ha abbandonato il primo amore”, al contrario, ha continuato a tenersi stretta a Cristo “sia nella buona come nella cattiva sorte”.
Perseveranti. Cristo, infine raccomanda questa chiesa perché “...hai custodito la parola della mia costanza” (10), in altri termini: “Voi avete messo in pratica la mia esortazione e rimanete saldi nella fede” (TILC). Essi hanno osservato il mandato di Cristo di perseverare e di attendere il Suo ritorno, comando questo ricorrente per tutto il Nuovo Testamento. Anche oggi i cristiani sono esortati a stare fermi nelle verità della Parola di Dio in attesa del ritorno di Cristo: “Siate pazienti anche voi; rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Giacomo 5:8); “Ora dunque, figlioletti, dimorate in lui affinché, quando egli apparirà, noi possiamo avere fiducia e alla sua venuta non veniamo svergognati davanti a Lui” (1 Giovanni 2:28). Il figliolo di Dio deve “occuparsi” o “trafficare” fino al ritorno di Cristo, come disse Gesù in una parabola a proposito dei talenti che un padrone aveva dato ai suoi servi affinché li investissero: “E, chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine, e disse loro: 'Trafficate fino al mio ritorno'” (Luca 19:13).
Le promesse di Cristo
La rivalsa dei veri cristiani. A questi cristiani fedeli e giusti, Cristo promette: “Ecco, io ti consegno alcuni della sinagoga di Satana, che si dicono Giudei e non lo sono, ma mentono; ecco, li farò venire a prostrarsi ai tuoi piedi e conosceranno che io ti ho amato” (9). È difficile stabilire di che cosa esattamente si tratti. Probabilmente essi venivano continuamente contestati persone che, presentandosi come Giudei, o comunque pretendendo di attenersi a quanto Dio afferma nell'Antico Testamento, sostenevano come la salvezza fosse il risultato della personale osservanza della legge di Dio, e non tanto dell'opera di Cristo per noi e in noi. Il Signore, però, li considera come “falsi Giudei”, o comunque non li approva. Anzi, afferma che le loro pretese cadranno ed alla fine riconosceranno che avevano ragione quelli che a Filadelfia si attenevano solo a Cristo.
Questo per noi guarda al tempo in cui coloro che avevano sempre disprezzato, deriso o peggio perseguitato i cristiani fedeli al loro Signore, riconosceranno, loro malgrado, e troppo tardi, che avevano ragione i cristiani e che loro si erano tragicamente sbagliati ad opporsi all'Evangelo. Alla fine i nemici di Cristo (che si dichiarano anche spesso e falsamente cristiani) riconosceranno l'amore di Cristo per la Sua vera chiesa e subiranno il giudizio di condanna da parte di Dio. Allora riconosceranno che davvero Gesù era il Messia ed il Salvatore del mondo e vedranno qual è il Suo amore per coloro che hanno confidato in Lui! Per la chiesa di Filadelfia, Cristo mostra graficamente in questo modo la futura esaltazione dei fedeli e l'umiliazione degli increduli.
Liberati dalla tribolazione. La seconda promessa che Cristo fa ai credenti di Filadelfia è che essi sarebbero stati liberati dalla prossima grande tribolazione: “Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch'io ti custodirò dall'ora della prova che verrà su tutto il mondo, per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra” (10). Può darsi che qui il Signore predica per Filadelfia un tempo molto difficile, ma Egli non li abbandonerà.
In prospettiva qui si parla anche di ciò che Gesù stesso aveva previsto per gli ultimi tempi. Le persecuzioni sono e saranno purtroppo inevitabili perché l'Avversario di Dio, Satana, non sopporta i cristiani fedeli. Gesù predice un periodo in cui i cristiani fedeli saranno sistematicamente perseguiti e dovranno molto soffrire. L'annuncio, però, non è privo di una promessa: “Perché in quei giorni vi sarà una grande tribolazione, la più grande che sia mai venuta dall'inizio della creazione fatta da Dio fino ad oggi, né mai più vi sarà. E se il Signore non avesse abbreviato quei giorni, nessuna carne si salverebbe; ma a motivo degli eletti, che egli ha scelto, il Signore ha abbreviato quei giorni” (Marco 13:19,20).
Una ricompensa grandissima. Cristo pure promette una corona, o una ricompensa, a quei credenti fedeli che si attengono alla Sua Parola: “ Ecco, io vengo presto; tieni fermamente ciò che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona” (11). Egli così esorta i cristiani di Filadelfia a vigilare in attesa del Suo ritorno e a “tenersi stretti a quel che hanno”, per non perdere la ricompensa che per loro è riservata in cielo. Molte delle altre chiese pure dovevano altresì “vigilare” perché Cristo sarebbe improvvisamente tornato ed avrebbe “rimosso il loro candelabro” a causa della loro infedeltà verso di Lui. Non così la comunità di Filadelfia e quanti ne seguono l'esempio. La chiesa di Filadelfia era piccola ed apparentemente insignificante, eppure la potenza di Dio era su di loro. L'ubbidienza persistente (l'azione) e la fedeltà (l'atteggiamento) sono le chiavi per una chiesa che veramente corona il suo successo dando gloria a Dio ed al Suo Cristo. Conclusione
Abbiamo iniziato, dunque, la nostra riflessione mettendo in evidenza come non solo per il singolo cristiano, ma anche per una chiesa, sia costantemente necessaria l'autocritica. Ci si pone di fronte al modello presentato dalla Parola di Dio, ci si esamina accuratamente rilevando peccati, errori, fallimenti. Lo si confessa a Dio onestamente e si cambia strada! Abbiamo visto come questo sia particolarmente importante in vista del ritorno di Cristo che giudicherà il nostro operato. Cristo già valuta il nostro operato, come risulta dalle sette lettere dell'Apocalisse alle quali vuole che ci confrontiamo. Egli è il “revisore” dei nostri conti, morali e spirituali. Li troverà tutti in ordine? A quale di queste chiese assomigliamo? Come intendiamo rimediare alla nostra situazione se ci rileviamo mancanti? Che il Signore voglia che Cristo ci trovi come i credenti di Filadelfia che hanno un bilancio in attivo e “conti in ordine”, credenti che Cristo, per questo, loda. Hanno poca forza, ma sono fedeli. Non hanno rinnegato il nome di Cristo e sono perseveranti. È così che Cristo promette loro rivalsa sui loro avversari, liberazione dalla tribolazione e una ricompensa grandissima. Siamo così? L'Apostolo scrive: "Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra, perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, l'opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l'opera di ciascuno. Se l'opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco" (1 Corinzi 3:10-15).
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