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La chiesa condotta dai propositi
Dovremmo applicare le migliori strategie di marketing
per attirare la gente e così diventare “una chiesa di successo”? Se il numero dei membri fosse lo standard per indicare il successo di una chiesa, la chiesa condotta dai propositi di Rick Warren sarebbe uno dei più grandi libri mai scritti nei nostri giorni.
Dato che ha venduto qualcosa come un milione di copie in 20 lingue diverse, è stato indicato come uno dei “100 libri cristiani che hanno più influenzato il ventesimo secolo”. Fra i suoi sostenitori vi sono nomi come W.A.Criswell, Bill Bright, Jerry Falwell, Robert Shuller, Adrian Rogers e Jack Hayford. La chiesa considerata il modello per tutti è Quel che è certo, tuttavia, è che i numeri non sono affatto lo standard per misurare il successo.
Piuttosto Dio ci insegna che i Suoi standard sono rappresentati dalla fedeltà alla Sua Parola.
Non è forse vero che 1 Timoteo 3:15 dice che lo scopo della chiesa è quello di essere “colonna e sostegno della verità”?
Inoltre, 2 Timoteo 2:15 afferma che un pastore ha il dovere di dispensare rettamente la parola della verità. E’ la “conoscenza della verità” che ci porta alla pietà (Tito 1:1), ed è “l’obbedienza alla verità che purifica l’anima” (1 Pietro 1:22). Così, da persone che amano con i fatti e con la verità (1 Giov. 3:18), i pastori dovrebbero cercare di ministrare “a motivo della verità” (2 Giov. 2) in modo che le persone della loro congregazione possano camminare nella verità.
Lo standard biblico del successo non è mai determinato dai numeri ma piuttosto dall’accurata proclamazione della verità (2 Timoteo 2:15; Giacomo 3:1).
Con questa premessa in mente, il modello di Warren rivela numerose debolezze.
INTRATTENIMENTO O ESPOSIZIONE?
Una notevole debolezza nell’approccio di Warren è l’enfasi che egli pone sull’abilità dl pastore ad intrattenere piuttosto che su quella di insegnare la verità. A pag. 212 (dell'edizione americana, N.d.T) Warren dice:
“Ho sentito pastori affermare con orgoglio:«non siamo qui per intrattenere». Ovviamente, essi stanno facendo un buon lavoro. Un sondaggio Gallup di qualche anno fa ha appurato che, secondo i non credenti, la chiesa è il luogo più noioso che ci sia…..Per i non credenti, la predicazione fiacca è imperdonabile. La verità detta male viene ignorata. D’altra parte, i non credenti ascolteranno fino alla fine un discorso se è interessante”.
Sebbene l’omiletica sia di certo una componente importante della predicazione, non è però la più importante. Per Warren, la presentazione sembra essere più importante della verità che viene presentata. Le priorità dell’apostolo Paolo, tuttavia, erano esattamente all’opposto; il modo in cui predicava non era più importante di quello che predicava:
“Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana”. (1 Corinzi 1:17)
“E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunziarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso. Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”. (1 Corinzi 2:1-5)
Quale naturale conseguenza di questo desiderio di stare “al passo dei tempi”, la predicazione di Warren è determinata più dalla sua "audience" che dalle Scritture. A pag. 209 dice:
“Una delle ragioni per cui la preparazione dei sermoni è così difficile per molti pastori è che si pongono la domanda sbagliata. Invece di chiedersi: «Che cosa predicherò domenica?», dovrebbero chiedersi.« A chi predicherò?». Pensare ai bisogni dell’uditorio aiuterà a determinare la volontà di Dio per il messaggio…..i bisogni immediati delle persone sono la chiave con cui Dio vuole farvi iniziare a parlare in quell’occasione particolare”.
Di certo, Warren si riferisce ai “bisogni percepiti”, cioè a quella che è la percezione personale dei propri bisogni da parte della gente, vale a dire ciò che essi vogliono.
Nuovamente, se paragonato al metodo di Paolo, quello di Warren si dimostra fallace.
Invece di cominciare dai bisogni del suo uditorio e di dire loro ciò che essi desiderano udire, Paolo comincia con la verità che lui sa che suoi uditori hanno bisogno di udire (anche nel caso in cui essi non vogliano ascoltarlo). Egli dice;
“Vado forse cercando il favore degli uomini, o quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo. Vi dichiaro, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è opera d'uomo; perché io stesso non l'ho ricevuto né l'ho imparato da un uomo, ma l'ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo”. (Galati 1:10-12).
Diversamente, il modello che si ispira ai bisogni dei “cercatori” pone una maggiore enfasi sul compiacere alla folla piuttosto che sull’onorare il Signore.
Non meravigli dunque, quando il Warren afferma: “Essere orientati verso i ricercatori nella nostra adorazione è un comando biblico” e “durante il servizio per i ricercatori mantenete brevi le preghiere pastorali…i non credenti non reggono a preghiere lunghe; le loro menti iniziano a vagare o si addormentano”.
La domanda allora è sempre la stessa: sono i non credenti che determinano quello che facciamo nella chiesa o sono le Scritture che decidono quello che dobbiamo fare? Sembra che Warren propenda per la prima ipotesi.
“DELICATEZZA” O SOVRANITA’?
A causa di questo approccio basato sui bisogni dei non credenti, il modello proposto da Warren incoraggia un credere a buon mercato, laddove le Scritture invece enfatizzano il peccato, il pentimento e la rinuncia a se stessi. Alle pagine 273-277 Warren da dei consigli su come incoraggiare un non credente a prendere una decisone per Cristo. Infatti, a pag 202 egli afferma: "sono profondamente convinto che chiunque può essere vinto a Cristo se riuscite a scoprire la chiave per entrare nel suo cuore….il posto più probabile per cominciare è con i bisogni avvertiti dalle persone”.
Almeno due problemi sorgono con questo tipo di modello.
Per prima cosa, Warren semplifica il Vangelo in modo da renderlo più accettabile.
Stephen Lewis, nella sua recensione alla “Chiesa condotta da propositi” dice:
“Neppure una sola volta la chiesa condotta da propositi spiega chiaramente l’Evangelo. Chiedendosi cosa vogliono le persone (piuttosto cosa Gesù andava incontro ai bisogni della gente solo per rivelare e/o confermare se stesso dinanzi a loro. Ogni modello che si propone di attirare dei seguaci basandosi sul soddisfacimento dei loro bisogni percepiti rischia di essere fine a se stesso.
Ancora, dov’è che in questo libro si da alla gente ciò di cui essa ha veramente bisogno, cioè il vangelo della grazia?” (CTSJ 6/2 April 2000, 56)
Seconda cosa, Warren rinnega la sovranità di Dio nella salvezza. Asserendo che egli possa condurre qualsiasi persona a Cristo attraverso i suoi bisogni, Warren contraddice apertamente la dottrina biblica dell’elezione.
L’approccio orientato verso i non credenti di Warren rinnega la potenza dello Spirito Santo nell’applicare la verità di Dio, senza riguardo a quanto possa apparire gradevole o meno, e di penetrare nei cuori e portare vita spirituale.
ALTRE CONSIDERAZIONI TEOLOGICHE
Nella sua conferenza-seminario “valutazione sul movimento per la crescita della chiesa”, Rick Holland mette in evidenza altri problemi teologici sollevati dal modello orientato verso i ricercatori di Rick Warren.
1. Warren presume che lo scopo principale del culto della domenica mattina sia quello di raggiungere gli increduli. Nel Nuovo Testamento, tuttavia, il motivo per cui la chiesa si riunisce è quello di adorare e venire equipaggiata (Efesini 4:11-16; Atti 2:37-47). L’evangelizzazione invece ha luogo primariamente nel contesto della vita del credente (“mentre si va”-Matteo 28:18-20) piuttosto che essere il punto focale del culto di adorazione della domenica.
2. Warren presume che i non credenti siano alla “ricerca” mentre le Scritture dicono “non c’è nessuno che cerca Dio” (Romani 3:11; Salmo 14:1-3).
3. Warren presume che il Vangelo possa essere presentato in modo tale che i non credenti non si sentano “offesi”. Eppure, 4. Warren presume che lo stile musicale che una chiesa utilizza sia una della chiavi per raggiungere il contesto culturale in cui si vive (vedi pag.254-255). Stranamente, il Nuovo Testamento tace su questa supposta “chiave” per la crescita della chiesa.
5. Warren presume che numeri importanti indichino un successo autentico. Dice anche “Noi non dovremmo mai criticare metodi che Dio sta benedicendo”(pag.146) e intende la benedizione come il fatto che le folle accorrano. Ma, allora, che dire a riguardo del ministero del profeta Geremia? Egli proclamò fedelmente la verità per tutta la sua vita eppure non vide alcun frutto. Secondo le valutazioni di Warren, Geremia era un fallito.
VALUTAZIONE FINALE
Pur cercando di fornire alcuni consigli pratici per far crescere la chiesa, il libro di Warren fallisce nell’esporre le verità teologiche fondamentali che rendono una chiesa veramente biblica.
A causa di un'eccessiva enfasi sui bisogni delle persone e di una svalutazione della priorità di un sano insegnamento biblico, “
In questo senso, le parole di Al Mohler sono molto appropriate:
“Uno dei problemi fondamentali che porta molte guide spirituali di oggi a corrompersi è il fallire nel distinguere tra una folla e una chiesa. L’errore nel distinguere tra una folla e una chiesa vuol dire…fraintendere del tutto sulla predicazione, tutto sul ministero, sul nostro compito. Se noi pensiamo che la nostra missione sia quella di costruire grandi folle, francamente ognuno di noi potrebbe farlo. Ci sono molti metodi per attirare e condurre una folla…Non commettiamo mai l’errore di scambiare le folle con la chiesa o di pensare che il nostro compito sia quello di attirare le masse”.
Nathan Busenitz, Copyright 2003, Pulpit - Shepherds' Fellowship. All Rights Reserved.
Traduzione di Paolo Polito
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