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La nascita di un bambino ha cambiato la storia

Page history last edited by Paolo E. Castellina 7 months, 3 weeks ago

La nascita di un bambino ha cambiato la storia

 

Proprio nell’attuale nostro clima culturale, la rappresentazione e la celebrazione autentica della Natività di Cristo oggi va riaffermata con forza e spiegata perché portatrice di valori unici, quelli che i moderni barbari (travestiti da progressisti) vorrebbero cancellare. Silvana De Mari, in un altro suo eccellente articolo, ci rammenta l’autentica e salutare rivoluzione culturale della civiltà giudeo-cristiana che, attraverso i suoi simboli, rafforza e diffonde princìpi unici del tutto assenti in altre culture. Dire “ci rammenta”, però, oggi è diventato un eufemismo, perché molti oggi non possono “rammentarsi” di ciò che non conoscono. Gli spregiatori seriali delle tradizioni cristiane, infatti, in nome di un ottuso e ignorante egualitarismo delle culture, queste tradizioni (la storia!) non l’hanno loro fatta conoscere, se non oscurate e distorte. Ecco, dunque, un estratto dell’articolo, pubblicato sul quotidiano “La verità” del 18 novembre 2019.

 

“La venuta al mondo di Gesù è uno spartiacque storico: prima del cristianesimo violenze e infanticidi erano «normali». Poi è arrivata la pietà per i piccoli, i malati, i deboli. Per questo il Natale va festeggiato. (…)

 

Con la nascita di Cristo la storia è cambiata, è stata divisa in un prima e in un dopo. Una donna con un bimbo in braccio cambiano per sempre l'umanità e la storia. L'etica cambia e, di conseguenza, cambia l'epica. Nei poemi epici precristiani, l'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, vengono descritti come giusti e normali l'assassinio del bambino e lo stupro etnico. «Cantami, o diva, l'ira funesta» è il verso che descrive la collera di Achille perché gli è stata sottratta la schiava Briseide: sul suo diritto di mettere le mani sulla schiava, preda di guerra, non si discute. Astianatte, figlio di Ettore, figlio dell'eroe sconfitto e ucciso, di stirpe reale, sarà gettato giù dalle mura su consiglio di Ulisse. Anche dopo l'avvento di Cristo bambini saranno uccisi e donne violate, ma sarà fatto con vergogna, senza sbandierarlo, senza scriverlo: non potrà più essere descritto nel poema epico. L'assassinio intenzionale del bambino e lo stupro di sua madre nel poema epico post-cristiano sono un comportamento che appartiene solo agli orchi. Nel poema epico cristiano è giusto combattere gli orchi, coloro che uccidono intenzionalmente i bambini. Nel Signore degli anelli, uomini armati di coraggio combattono per il bene; nelle Cronache di Narnia, Babbo Natale regala il coraggio ai bimbi; Harry Potter si batte contro i Mangiatori di Morte affinché innocenti non siano uccisi. La storia di Arduin il Rinnegato (questo è un libro mio) comincia per l'orrore di bambini assassinati.

 

Quindi, festeggiamo il Natale: facciamo il presepe, mettiamo al centro delle nostre case la donna con il bambino in braccio e, di fianco, il meraviglioso uomo che usa la sua ascia di falegname per tagliare i rami e fare il fuoco, quel custode che li protegge con la sua forza. Spendiamo un po' di fatica e di denaro per illuminare la notte altrui, accendiamo di luce i nostri alberelli di Natale, i nostri balconi. (...)

 

La natività di Giotto è la mia preferita. Maria e il Figlio si guardano: uno sguardo di comprensione. Lei sa. Lei sa a che cosa lui è destinato. Quando, quaranta giorni dopo, le diranno «il tuo cuore sarà trafitto da una spada», sarà solo una conferma. Migliaia di artisti hanno rappresentato la natività. Un'altra magnifica raffigurazione che, a mio avviso, contende il primato a quella di Giotto è l'Adorazione del Cristo bambino, un olio su tela attribuito a un seguace del pittore fiammingo Jan Joest di Kalkar, oggi esposto al Metropolitan Museum di New York. Anche se l'artista è ignoto, io so che è maledettamente bravo. E c'è una cosa su di lui di cui sono assolutamente certa. So che ha avuto un bambino con la sindrome di Down, sempre che non siano stati due, perché nella sua sconvolgente natività sia uno degli angeli sia una delle figure che ammira la scena hanno i lineamenti inconfondibili di questa sindrome. E dunque, pur non conoscendo nulla di questo uomo, so che ha offerto al Cielo la sua sofferenza per non aver avuto il figlio sognato, so che ha amato i suoi figli con tutto il cuore e so che ha benedetto Dio per avergliene fatto dono.

 

Noi starnazziamo a ogni istante la parola «diversità» che, insieme alla parola «inclusione», è diventata l'ossessione permanente. Ma sono sillabe vuote in un'Europa folle, dove sempre più nazioni si vantano di essere «Down free». Non hanno inventato il sistema per evitare la sindrome ma, più semplicemente, una capillare opera di aborto se questa è diagnosticata. E, nel caso qualcuno sfugga alla diagnosi, si può sempre fare ricorso a quello che nella civilissima Olanda viene chiamato aborto postnatale: ampolloso termine che indica quello che noi cafoni chiamiamo infanticidio.

 

Chi crede che l'antirazzismo sia stato inventato più tardi è un zuzzurellone. Ogni presepe ha la sua dignità, tranne quelli in cui il bambinello è migrante e naufrago. Invece che di Cristo si parla di altro. Questi bizzarri preti della Chiesa 2.0 hanno trasformato Cristo in una persona precisa, che quindi esclude le altre e contemporaneamente nega l'unicità di Cristo. Cristo diventa il migrante e il migrante diventa l'unico sofferente, un falso che calpesta il sangue dei martiri cristiani nelle terre dell'Islam e del cosiddetto comunismo reale. Che comunque è l'unico che sia mai esistito, essendo il comunismo buono appunto irreale, come la chimera e l'unicorno.

 

La sempre più pirotecnica Chiesa 2.0 continua con la sua determinazione di ridurre ogni sacralità: in effetti, perché avrebbe dovuto rispettare il presepe? Quindi, facciamolo noi: capanna, asinello bue, pastori, neve, palme, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, il fabbro che lavora il ferro alle due del mattino, la donna che sempre di notte fila all'arcolaio e soprattutto loro: Giuseppe, Maria e il Bambinello. E tranquilli, sarà un bellissimo Natale”.

 

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