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Le aspirazioni dell'apostolo Paolo sono pure le nostre

Page history last edited by Paolo E. Castellina 11 years, 2 months ago

24 aprile

 

Le aspirazioni dell'Apostolo sono pure le nostre?

 

"8 Prima di tutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo. 9 Dio, che servo nel mio spirito annunziando il vangelo del Figlio suo, mi è testimone che faccio continuamente menzione di voi 10 chiedendo sempre nelle mie preghiere che in qualche modo finalmente, per volontà di Dio, io riesca a venire da voi. 11 Infatti desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche carisma affinché siate fortificati; 12 o meglio, perché quando sarò tra di voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. 13 Non voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni. 14 Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; 15 così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunziare il vangelo anche a voi che siete a Roma" (Romani 1:8-15).
 

L'apostolo Paolo, benché non fosse mai stato a Roma, loda e ringrazia Dio di tutto cuore per i cristiani di quella città avendone sentito parlare molto bene. La capitale dell'impero non era certo un luogo facile in cui vivere come cristiani. "Seguire Cristo" significava essere anticonformisti, significativamente diversi nelle proprie persuasioni e stile di vita in un contesto dove il potere politico e religioso (pagano) imponeva alla popolazione (manipolata) stretta conformità ai "valori nazionali". La corruzione morale prevalente, inoltre, esercitava forti pressioni su chi, evidentemente, perseguendo la santità di Cristo, a questa corruzione non intendeva adattarsi. Quella dei cristiani di Roma era una fede "eroica" che molti additavano come modello. La fede, però, deve sempre essere, in qualche modo, "eroica", nel senso che deve essere coerente. Se non è, infatti, coerente, che fede è? Se non incide significativamente e soprattutto "visibilmente" sulla realtà personale, che fede è? Se non è una fede "che costa" che fede è? Come ci guardano, come "ci conoscono" gli altri cristiani? Tanto da additarci come esempio da seguire? Tanto da essere un esempio da imitare?

 

Carisma per fortificarsi e conforto. Per poter resistere in una realtà avversa, però, i cristiani devono avere risorse spirituali adatte e sufficienti, carismi, i doni che per questo Dio mette a disposizione del Suo popolo. Conoscendo la situazione impegnativa dei cristiani di Roma, Paolo non cessa di pregare per loro chiedendo, inoltre, al Signore, di avere l'opportunità di fare loro visita per condividere con loro la sapienza apostolica che gli era stata data. Paolo desidera ardentemente visitare Roma non per ammirare i suoi monumenti e templi, vedere la ricchezza della sua corte e la potenza del suo esercito, ma fornire, attraverso l'insegnamento, i cristiani di Roma delle risorse spirituali che li avrebbero fatti ulteriormente maturare nella fede. Paolo qui non è "presuntuoso", perché indubbiamente aveva ricevuto dal Signore quello speciale carisma del quale ancora oggi noi ci avvaliamo. Gran parte delle lettere del Nuovo Testamento, infatti, sono sue, e Dio si è compiaciuto di parlarci attraverso di esse. Che meraviglioso arricchimento doveva essere stare personalmente ad ascoltarlo mentre insegnava! Certo, non come stare ad ascoltare Cristo stesso, ma la gente poteva stare ad ascoltarlo per ore. Paolo stesso sarebbe stato confortato dal vedere questi cristiani crescere nella fede e saperla comunicare con grande competenza.

 

Paolo è consapevole che trasmettere l'Evangelo sia un privilegio ed un dovere di ogni cristiano, anzi, un debito sia verso i greci (raffinati ed intellettuali) che verso i barbari (rozzi ed incivili); sia verso coloro che cercano verità e si adoperano per vivere moralmente, che verso persone ignoranti ed irresponsabili. Conoscere l'Evangelo di cristo non è una curiosità intellettuale "per chi ama queste cose", ma "una questione di vita e di morte" per ogni uomo e donna. accogliendo, infatti, il messaggio dell'Evangelo Dio opera per liberare e salvare la creatura umana dalle conseguenze temporali ed eterne del peccato. Trasmettere l'Evangelo è un dovere che abbiamo verso gli altri, chiunque essi siano. Trasmettere l'Evangelo è espressione di autentico amore.

 

PREGHIERA

 

Signore Iddio, aspiro a rendere la mia fede in Cristo veramente rilevante nella mia vita, affinché non solo io ne tragga vantaggio personale, ma perché anche gli altri, attraverso il mio comportamento ed esempio, ne abbiano beneficio. Che io sia diligente nell'impegno ad assorbire diligentemente le risorse spirituali che tu metti a disposizione nella Tua chiesa per la nostra maturazione umana e spirituale. Amen.


The Apostle's Longings are Ours Too

 

 8First, I thank my God through Jesus Christ for all of you, because your faith is being reported all over the world. 9God, whom I serve with my whole heart in preaching the gospel of his Son, is my witness how constantly I remember you 10in my prayers at all times; and I pray that now at last by God's will the way may be opened for me to come to you.  11I long to see you so that I may impart to you some spiritual gift to make you strong— 12that is, that you and I may be mutually encouraged by each other's faith. 13I do not want you to be unaware, brothers, that I planned many times to come to you (but have been prevented from doing so until now) in order that I might have a harvest among you, just as I have had among the other Gentiles.  14I am obligated both to Greeks and non-Greeks, both to the wise and the foolish. 15That is why I am so eager to preach the gospel also to you who are at Rome." (Romans 1:8-15)

 

Although the apostle Paul had never been to Rome, he praised and thanked God with all his heart for the Christians of that city, having received a very good report about them. Rome, the capital of the Empire, was not an easy place to live as a Christian. "Following Christ" meant to be nonconformist, significantly different in  persuasion and lifestyle in a context where the political and religious (pagan) atmosphere required the manipulated population to follow strict compliance with pagan "national values".

 

The moral corruption prevalent in Rome also exerted strong pressure on those who, pursuing the holiness of Christ, did not want to conform to its corrupted lifestyle. The faith of those Christians in Rome was undoubtedly "heroic" and it actually became exemplary for other Christians elsewhere in the Empire. Faith, however, must always be in some way "heroic" in the sense that it must be consistent. If it is not consistent, is it faith? If your faith does not exert a significant influence on your own life and in the place where you live, what kind of faith is it? If it is not a costly faith, what faith is that? How do other Christians see us? What do they know about us? Are we for them a model to imitate?

 

Gifts for strengthening and comfort

In order to be able to resist for Christ in an opposing reality, Christians have at their disposal appropriate and sufficient spiritual resources, the gifts that God offers to His people. Knowing the difficult situation of Christians in Rome, Paul did not cease to pray for them by asking the Lord. He asked for the opportunity to visit them and share with them his apostolic wisdom. Did Paul long to visit Rome in order to admire its monuments and temples? Did he want to go there in order to see the wealth of its imperial court and the power of its army? No, he wanted to go to Rome in order to impart to local Christians, through his teaching, the spiritual resources that would have made them more mature in their faith.

 

In this passage, Paul is not "presumptuous", boasting about his talents, because undoubtedly he had received from the Lord special gifts, those of  which we still avail ourselves today. Most of the letters of the New Testament, in fact, are his, and God was pleased to use them in order to reveal Himself to us. It would have been certainly a wonderful enrichment for us to listen to him as he taught God's Word.  Of course, not like listening to Christ himself. Nevertheless, people listened to Paul for hours and not get tired.  Paul himself would have been comforted by seeing these Christians grow in faith and able to share his great skills.

 

Paul was aware that preaching the Gospel is a privilege and a duty for every Christian. Indeed, sharing the Gospel is "a debt", a duty, to the Greeks (who were refined and intellectual), to the barbarians (who were rough and uncivilized), to those who seek truth and strive to live morally and to those who are ignorant and irresponsible. Knowing the Gospel of Christ is not an intellectual curiosity "for those who like these things," but "a matter of life and death" for every man and woman. In fact, through the reception of the message of the Gospel, God works to free and to save people from the temporal and eternal consequences of sin. Sharing the Gospel is a duty we have towards people, whoever they are. Sharing the Gospel is an expression of true love.

 

PRAYER

 

Lord God, I long to make my faith in Christ truly relevant for my life, not only for my own advantage, but also for other people, through my behavior and example. May I diligently engage myself, acquiring the spiritual resources you make available through your church, for our human and spiritual maturity. Amen.

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