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2cor12_11 18

Page history last edited by Paolo E. Castellina 9 years, 6 months ago

Segni, prodigi e ...denaro!

 

"Sono diventato pazzo; siete voi che mi ci avete costretto; infatti io avrei dovuto essere da voi raccomandato; perché in nulla sono stato da meno di quei sommi apostoli, benché io non sia nulla. Certo, i segni dell'apostolo sono stati compiuti tra di voi, in una pazienza a tutta prova, nei miracoli, nei prodigi e nelle opere potenti. In che cosa siete stati trattati meno bene delle altre chiese, se non nel fatto che io stesso non vi sono stato di peso? Perdonatemi questo torto. Ecco, questa è la terza volta che sono pronto a recarmi da voi; e non vi sarò di peso, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi; perché non sono i figli che debbono accumulare ricchezze per i genitori, ma i genitori per i figli. E io molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno? Ma sia pur così, che io non vi sia stato di peso; però, da uomo astuto, vi avrei presi con inganno! Vi ho forse sfruttati per mezzo di qualcuno dei fratelli che vi ho mandati? Ho pregato Tito di venire da voi e ho mandato quell'altro fratello con lui. Tito ha forse approfittato di voi? Non abbiamo noi camminato con il medesimo spirito e seguito le medesime orme?" (2 Corinzi 12:11-18).

 

Dopo che a Corinto il suo ministero apostolico era stato contestato da presunti "super apostoli", Paolo mostra le sue credenziali che, di fatto, lo rendono molto superiore ai suoi avversari. Non lo fa volentieri, lo considera una follia, ma vi è costretto. "Ora basta, però," sembra dire, "i fatti sono quelli che più contano e nessuno che non sia in malafede, potrebbe metterli in questione. Sono davanti agli occhi di tutti". Non gli sarebbe importato più di quel tanto se fosse stata messa in questione solo la sua reputazione personale, ma sul ministero apostolico che ha ricevuto non tollera contestazioni: in gioco è l'integrità dell'Evangelo stesso del quale egli è fedele portavoce.

 

Quel che più lo sorprende è come mai i cristiani di Corinto, dopo tutto quello che aveva fatto per loro e la sua testimonianza irreprensibile, non l'avessero difeso. Paolo, di fatto, "non è stato in nulla da meno di quei 'sommi apostoli'" (v. 11) ed essi erano stati indubbiamente testimoni dei "segni dell'apotolo" (v. 12). I suoi avversari asserivano di avere a loro disposizione la potenza dello Spirito Santo (11:4; 12:12), di avere a loro credito straordinarie visioni e rivelazioni (12:1). Paolo, però, mostra in 11:22-12:5 come in tutte queste ed altre cose, egli non era certo stato da meno di loro. Di fatto egli ne è molto superiore (anche se esita ad usare questa espressione). Vantarsi di tutto questo, però, è veramente assurdo. Paolo sa che in sé stesso egli è "nulla" perché tutto quel che egli è e compie è dovuto a Dio, alla grazia stupefacente che Egli li ha accordato. Dopo tutto, Paolo riconosce d'essere "il minimo degli apostoli" (1 Corinzi 15:9), "il primo dei peccatori" (1 Timoteo 1:15).

 

Qual era il "segno di riconoscimento", qualificante e distintivo dell'apostolo? Paolo indica per questo le opere che avevano convalidato la sua predicazione. Sono le stesse di Gesù e dei Suoi primi discepoli: "il potere di scacciare i demoni" (Marco 3:15), "opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui" (Atti 2:22). Questi pure erano "i segni" manifestati dalla chiesa primitiva (Atti 2:43; 5:15-16; 8:6-8; 9:32-42; 15:12). Parole e fatti, nei resoconti di Luca (vangelo e Atti) sono sempre inestricabilmente congiunti. Così avviene sempre nel ministero di Paolo che predica l'Evangelo "...con la potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito Santo. Così da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria ho predicato dappertutto il vangelo di Cristo" (Romani 15:19).

 

Ciò che distingueva Paolo dai suoi avversari è contenuto al versetto 12, meglio tradotto dalla Riveduta: "Certo, i segni dell'apostolo sono stati manifestati in atto fra voi nella perseveranza a tutta prova", cioè, Paolo manifestava i segni dell'Apostolo non solo all'inizio del suo ministero o sporadicamente, ma "nella perseveranza", costantemente mentre predicava l'Evangelo sostenendo con successo ogni opposizione.

 

L'unico cosiddetto "segno" di cui Paolo mancava a Corinto era stato il rifiuto da parte sua di ricevere da parte della comunità di Corinto un qualsiasi tipo di supporto economico: "In che cosa siete stati trattati meno bene delle altre chiese, se non nel fatto che io stesso non vi sono stato di peso?"  È solo più tardi a Filippi che Paolo accetta di essere così sostenuto (Filippesi 4:15-16). Questo persistente rifiuto da parte di Paolo di ricevere denaro aveva sicuramente innervosito i Corinti (dato che la cosa`è menzionata più volte), tanto che egli aggiunge: "Perdonatemi questo torto" (v. 13)! Essi si consideravano offesi dal fatto che Paolo rifiutasse il loro denaro! Ora, ritornando egli per la terza volta a Corinto, avrebbe continuato la sua prassi di non ricevere denaro: "Ecco, questa è la terza volta che sono pronto a recarmi da voi; e non vi sarò di peso, poiché io non cerco i vostri beni, ma voi" (v. 14). Altri predicatori itineranti invocavano il noto principio che "l'operaio è degno della sua paga" (la cui legittimità egli stesso evidenzia in 1 Corinzi 9). Il suo rapporto con i Corinzi, però, non è quello di un operaio con i suoi datori di lavoro! Paolo è il padre spirituale dei cristiani di Corinto e in quanto tale: "...non sono i figli che debbono accumulare ricchezze per i genitori, ma i genitori per i figli" (v. 14). In quanto padre, Paolo è disposto a fare per loro, suoi "figli" ciò che ogni genitore dovrebbe fare: sacrificarsi completamente per il bene dei suoi figli e per loro Paolo si era "speso" completamente ed ancora si spenderà.

 

In questo Paolo si distingue dai suoi rivali: essi sono lì per ricevere (11:20), Paolo è lì per dare! Paolo è diverso da ogni predicatore itinerante: egli non vuole il loro denaro, ma il loro cuore (v. 14)! Forse che Paolo in tutto questo è incoerente? No, Paolo valuta situazione per situazione. Egli mira alla predicazione e difesa dell'Evangelo e laddove vi possa essere anche il minimo sospetto che lui profitti dalla situazione, egli, per la sua attività, rinuncia a qualsiasi compenso materiale. L'onore dell'Evangelo è per lui molto più importante della stessa sua sopravvivenza. Là dove vi sono chiese mature che comprendono i bisogni dei suoi ministri e provvedono loro, Paolo di buon grado accetta il loro sostegno. Sbagliano quindi gli avversari di Paolo che vorrebbero sostituirsi a lui ricevendo loro il denaro che la comunità darebbe a Paolo. Sorpresa: la comunità di Corinto non aveva dato nulla a Paolo ed egli stesso aveva rifiutato ogni sostegno finanziario! Sapendo questo, sarebbero stati ancora disposti a "prendere il suo posto"?

 

I cristiani di Corinto, per altro, non avrebbero potuto accusarlo di nulla in questo senso (nemen nel caso delle collette per Gerusalemme inviate tramite i suoi collaboratori: "Vi ho forse sfruttati per mezzo di qualcuno dei fratelli che vi ho mandati?" (17). Nessuno, né Paolo né i suoi collaboratori avrebbero mai dato loro il minimo sospetto di avere sfruttato la comunità per i suoi interessi.

 

È con un certo grado di imbarazzo che parliamo di queste cose perché, da una parte, nel mondo cristiano di oggi, sono molti quelli che, da veri "esperti di effetti speciali", per accreditare sé stessi, vantano "potenza di segni e prodigi" di varia natura, per altro contraddicendosi l'un l'altro per quanto riguarda la sostanza del loro messaggio. Dall'altra parte molti sono molto bravi a parlare dando, però, ben scarsa evidenza di "fatti". Come districarsi, così, dalla situazione dove siamo in presenza di "fatti" illusori e mendaci (anche Satana può fare "segni e prodigi"!) e "vangeli" dal contenuto infedele ed incoerente rispetto al messaggio del Nuovo Testamento, nonostante la loro professione di fede cristiana? Possiamo farlo precisando, prima di tutto che: (1) oggi nessuno può accampare la pretesa di essere un "apostolo", perché secondo i criteri del Nuovo Testamento, l'Apostolo era quel discepolo di Cristo che Dio aveva reso testimone oculare della risurrezione di Cristo ed incaricato di trasmettere il messaggio autentico di Cristo registrato una volta per sempre negli scritti del Nuovo Testamento; (2) quei particolari "segni e prodigi" di autenticazione sono definitivamente cessati quando è morto l'ultimo apostolo. "Cose prodigiose" oggi possono ben avvenire (ammesso che siano autentiche) sia dentro che fuori l'ambito della fede cristiana. In quanto tali, però, non possono essere addotte come "prove" per accreditare persone o gruppi. Il loro accreditamento può essere accertato, verificato, mettendo a confronto (in modo molto accurato) il loro messaggio e prassi con il messaggio e la prassi del Nuovo Testamento. Di fatto, di fronte oggi alla proliferazione di "falsi cristi", "falsi profeti" e indubbiamente anche di molti "falsi apostoli", non c'è altro da fare che esercitare estrema prudenza e discernimento, "occhi aperti", la "vista d'acquila" di coloro che approfondiscono le cose con grande cura e diligenza. Non è facile, ma non c'è altra alternativa, benché sicuramente gli eletti saranno protetti dal cadere in trappola: "perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti" (Marco 13:22). 

 

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