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2cor13_12 13

Page history last edited by Paolo E. Castellina 9 years, 2 months ago

Santi baci!

 

"12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Corinzi 13:12-13).

 

Siamo giunti al termine della seconda lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani di Corinto. È il momento dei saluti. Qui non si tratta, però, di una formalità. Non è come il "distinti saluti" o il "fraternamente" della cui sincerità c'è qualche volta da dubitare. Qui c'è di più: l'Apostolo non cessa di insegnare anche nella parte dedicata ai saluti! Infatti, c'era tensione e sospetto reciproco nella comunità di Corinto, un po' come in certe situazioni in cui "ci si saluta a malapena". Eppure, proprio in quel preciso contesto, Paolo dice: "Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio", esprimete nel gesto "coinvolgente" e "compromettente" quel che vi lega al di là delle dispute correnti, lasciate che il gesto concreto psicologicamente vi porti l'uno verso l'altro.  Il termine greco usato da Paolo per "bacio" è etimologicamente legato ad "amico" e designava una persona verso la quale si avevano degli obblighi. Ecco così come il "santo bacio" diventa nella chiesa antica il segno del legame che univa fratelli e sorelle in Cristo, ed era normalmente dato sulle guance, sulla fronte, sugli occhi, sulle mani ed anche talvolta sui piedi.

 

Anche se non presente in tutte le culture, l'origine di questo tipo di bacio non ha valenza sessuale, è "santo", ma probabilmente deriva dal gesto della madre che passa al bambino, bocca a bocca, il nutrimento necessario (come fanno molte creature), come anche risulta anche nell'espressione italiana: "togliersi il pane di bocca" per darlo ad un altro che ha fame. Un gesto quindi di totale cura ed interesse per l'essere ed il benessere di una persona anche a discapito di sé stessi: "Ti voglio bene ... mi sta a cuore la tua vita ... desidero veramente il tuo bene". Anticamente il bacio era essenzialmente un simbolo di comunione fraterna un po' come lo è per noi la stretta di mano. L'esempio più famoso di bacio di fratellanza, anche se nascondeva un tradimento, è il bacio di Giuda, descritto nei Vangeli di Matteo e di Marco e che documenta la normalità di tale pratica. Nelle lettere di Paolo si trovano molti richiami al "santo bacio" tra persone che si incontrano o si accomiatano, una pratica che anticamente nel culto sostituiva il segno di pace della stretta di mano durante la celebrazione della Cena del Signore.

 

Un abbraccio oggi potrebbe avere una simile valenza. In un tempo come il nostro in cui prevale il sospetto reciproco e si preferisce stare "ad una certa distanza" dagli altri, segnare fisicamente il nostro legame con i fratelli e sorelle in fede o comunque con coloro verso i quali vogliamo manifestare autentica vicinanza e solidarietà, sarebbe un importante gesto di valenza psicologica che potrebbe aiutare a risolvere molte irrisolte tensioni.

 

La benedizione finale è la più completa, nella sua brevità, che troviamo nel Nuovo Testamento.  È stata, perciò da sempre usata nella liturgia cristiana, fin dai tempi antichi, sotto il nome di "benedizione apostolica". Possiede una chiara valenza trinitaria e questo dovrebbe dire molto a coloro che "discutono" o addirittura negano la dottrina biblica che nell'unico e indiviso Dio vi siano tre Persone in rapporto vicendevole, che, nell'ambito della redenzione, ciascuna è dotata di una specifica funzione. Di fronte a passi come questo, come Matteo 28:19 (la formula del battesimo) ed altri ove sono accennate in uno stesso contesto, le tre Persone divine, si può ben dire che, se la dottrina della Trinità non è formulata con dogmatica precisione nel Nuovo Testamento, essa vi è però indubbiamente contenuta e presupposta. È il compito della teologia sistematica, infatti, quello di esprimere, formulare e spiegare ciò che le Scritture presuppongono. La teologia è una scienza che, come quelle che si occupano di altri campi dello scibile umano, fanno parte del mandato che Dio ha affidato all'essere umano sin dalla sua creazione, cioè quello di osservare attentamente la realtà, analizzare, distinguere, elaborare e sviluppare per poterne farne uso per la gloria di Dio ed il bene dell'umanità. È il mandato del "dare un nome" a ciò che è rivelato e presentato. Ecco così che quando analizziamo attentamente ciò che Dio rivela di Sé stesso nelle Scritture, anche in questo caso vi diamo un nome, cioè "la santa Trinità di Dio". Dio lascia alla creatura umana il compito di "dare un nome": per questo la Scrittura non menziona, in quanto tale, il termine "Trinità". Esprimere ciò che vi è contenuto è il legittimo compito che ci è stato affidato.

 

Con questa benedizione, così, ("La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi") Paolo invoca sui lettori le grazie più essenziali della salvezza e ciascuna dalla sua fonte particolare, vale a dire le Persone della Trinità.

 

  • La grazia del Signor Gesù Cristo è il primo bisogno dell'essere umano, il dono senza del quale non si è cristiani e non si giunge alla salvezza: l'essere liberati, grazie all'opera di Gesù Cristo, dalla condanna che meritiamo a causa dei nostri peccati. Essa è assicurata da Cristo mediante il Suo sacrificio in croce ricevuto per fede. Egli ne è il sovrano Rivelatore, il Mediatore e il Dispensatore. L'Apostolo l'aveva già definito: "Voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventar ricchi" (2 Corinzi 8:9). 
  • La salvezza che riceviamo in Cristo, però, non è solo una "fredda" dichiarazione di valenza legale (lo è) da ricevere con la mente. In essa il cuore vi scopre l'amore di Dio, l'amore che "riscalda" e soddisfa pienamente, e che poi "trabocca" come risposta riconoscente del credente verso Dio e verso il suo prossimo, ad imitazione di tale grazia. Dio, infatti, riversa sui credenti i tesori del Suo paterno amore (vedi Romani 14:23; Romani 8:39).
  • Per "comunione dello Spirito Santo"  (koinonia) si intende la comunicazione che lo Spirito fa di Sé stesso nella molteplicità dei Suoi doni (le "grazie santificanti", illuminanti, consolanti, fortificanti di cui Egli è l'agente nel cuore dei credenti). Non è però esclusa da questo la comunione che noi come cristiani abbiamo l'uno con l'altro, la cui sorgente è lo Spirito Santo. I Corinzi vantavano di avere la presenza fra di loro ed i doni dello Spirito Santo, ma erano divisi fra di loro! Non c'è quindi miglior auspicio che l'Apostolo possa fare se non i doni autentici dello Spirito Santo. Come non vedere, poi, questa stessa unità nella diversità rappresentata dall'unità e dalla diversità di Dio stesso!

 

Preghiera. Signore Iddio, nel terminare questa serie di riflessioni sulla Seconda Corinzi, Ti ringrazio per i tesori preziosi della Tua sapienza salvifica che Tu mi hai insegnato tramite essa. Continua ed intensifica, Te ne prego, l'opera dello Spirito Santo in me affinché il mio egoismo ed orgoglio possa essere sempre di più piegato e, attraverso l'apertura e disponibilità verso i miei fratelli e sorelle nella fede, ma non solo, io possa davvero esprimere l'abbraccio ed il bacio che Tu hai voluto dare a me in Gesù Cristo. Che la grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con me e con tutto il Tuo popolo. Amen.

 

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